via Vincenzo Monti n° 8 - 20123 Milano
+39 0246712315
studio.giancaspero@gmail.com

Intelligenza Artificiale e Coppia

Intelligenza Artificiale e Coppia

coppia

Intelligenza artificiale e relazioni di coppia: cosa rivela la scienza sulla dipendenza emotiva dai chatbot

 

Negli ultimi anni gli assistenti virtuali sono entrati nelle nostre giornate con una naturalezza silenziosa, al punto da diventare, per molte persone, un interlocutore quotidiano prima ancora che uno strumento.

Un nuovo studio scientifico pubblicato il 18 agosto 2026 sulla rivista Technology in Society, condotto dal ricercatore Kotska e dal suo gruppo su un campione di oltre cinquemila trecento utenti abituali di chatbot in Germania, Cina, Stati Uniti e Sudafrica, offre oggi un dato prezioso per chi, come me, lavora ogni giorno sulla qualità delle relazioni umane: il legame emotivo con l’intelligenza artificiale non nasce dove ci aspetteremmo che nascesse, e questo cambia il modo in cui dovremmo guardare all’intimità di coppia nel presente.

Cosa ha scoperto lo studio?

I ricercatori hanno chiesto agli intervistati di descrivere il proprio rapporto con l’assistente virtuale che utilizzano più spesso, e i risultati meritano attenzione. Quasi la metà del campione, il 48%, considera il proprio chatbot un amico. Più di un terzo, il 35%, dichiara di sentirne la mancanza dopo alcuni giorni di inutilizzo.

Alla radice di questo legame gli autori individuano tre elementi ricorrenti, che vale la pena nominare con precisione perché sono gli stessi elementi che, in seduta, sento nominare sempre più spesso dai pazienti quando parlano delle proprie relazioni: la riduzione della solitudine percepita, l’assenza totale di giudizio e una riservatezza che nessun legame umano può promettere con la stessa certezza.

Il dato che ribalta le aspettative

L’elemento più interessante, dal punto di vista clinico, non è la diffusione del fenomeno ma la sua distribuzione. Ci si potrebbe aspettare che siano le persone più isolate a sviluppare un legame più intenso con un’intelligenza artificiale, come forma di compensazione. Lo studio dimostra invece il contrario: sono le persone con reti sociali già ampie a mostrare l’attaccamento più forte. Non si tratta quindi, nella maggior parte dei casi, di solitudine oggettiva, ma di una preferenza per una forma di conforto che non comporta rischio.

Questo dato sposta la domanda clinica da un piano quantitativo, quante relazioni ha una persona, a un piano qualitativo, che tipo di relazione una persona è disposta a sostenere. Ed è qui che il fenomeno tocca da vicino il lavoro che svolgo con le coppie.

Una relazione con un’intelligenza artificiale non delude, non si offende, non richiede riparazione dopo un conflitto. È una relazione priva di quella vulnerabilità reciproca che, paradossalmente, è anche la sostanza di cui è fatta l’intimità autentica. In terapia di coppia lavoriamo esattamente su questa linea ” aiutare due persone a restare in una relazione” che, per essere viva, deve poter contenere il disaccordo, la delusione e la fatica di venirsi incontro dopo una frattura. Un’intelligenza artificiale, non chiede mai questo sforzo, e proprio per questo può diventare più rassicurante di un partner, anche quando la coppia funziona bene.

Non è un caso che il tema dell’intimità digitale, del confine tra conforto e evitamento relazionale, sia uno dei nuclei che sto sviluppando in RelazionalMente, il terzo volume della mia trilogia dedicato proprio alla grammatica delle relazioni contemporanee. La domanda che pongo spesso ai pazienti, e che propongo qui a chi legge, è semplice ma non banale: quando scegliamo la via più comoda, cosa stiamo davvero evitando di attraversare?

Come costruire un’intimità che non abbia paura del conflitto

Se questo articolo vi ha fatto riconoscere qualcosa della vostra coppia, o di voi stessi, il primo passo non è rinunciare alla tecnologia, ma restituire spazio e tempo alla relazione.  Significa allenarsi a esprimere un disaccordo senza temere che distrugga il legame, concedersi di essere delusi e di deludere, e ricordare che la fiducia autentica si costruisce proprio nei momenti in cui il rapporto avrebbe potuto rompersi e invece ha tenuto. E’ un lavoro duro e costante e spesso alcune coppie scelgono di farsi aiutare.

Se desiderate approfondire questi temi, o riconoscete nella vostra relazione alcuni dei meccanismi descritti in questo articolo, potete scrivermi per una consulenza attraverso il sito www.annamariagiancaspero.it. I temi qui trattati saranno approfonditi anche in RelazionalMente, terzo volume della trilogia AlimentalMente, SessualMente, RelazionalMente.

Fonte scientifica: Kotska et al., studio su circa 5.300 utenti di chatbot in Germania, Cina, Stati Uniti e Sudafrica, pubblicato il 18 agosto 2026 su Technology in Society

.