Disturbi Alimentari e Obesità: Serve più Dialogo

Disturbi alimentari e obesità: due campi che devono smettere di ignorarsi
Nella pratica clinica capita spesso di incontrare persone che arrivano in studio dopo anni trascorsi e inseguire il peso giusto una dieta dopo l’altra, programmi dimagranti, controlli restrizioni fino a arrivare talvolta a un trattamento per un disturbo alimentare. Come se obesità e i disturbi dell’alimentazione appartenessero a due mondi separati.( per molto tempo in effetti è stato così 2 aree della medicina e della psicologia che hanno sviluppato linguaggi modelli di intervento differenti). Eppure, alcuni dei fattori coinvolti sono comuni o strettamente intrecciati, insoddisfazione corporea, restrizione alimentare, perdita di controllo, alimentazione emotiva, stigma legato al peso e rapporti problematici con il cibo e con il proprio corpo. Non significa naturalmente che obesità e disturbi alimentari siano la stessa cosa, piuttosto che possono condividere alcuni fattori di rischio e alcuni meccanismi psicologici e comportamentali
Perché questa separazione non è più sufficiente?
Un recente contributo di Riccardo dalla grave ripreso da Aidap richiama proprio la necessità di superare questa storica separazione tra il campo dei disturbi dell’alimentazione e quello dell’obesità. La questione è diventata ancor più rilevante con la crescita, la e la crescente diffusione di farmaci antagonisti del recettore GLP1 nel trattamento dell’obesità. Questi farmaci hanno modificato profondamente il panorama terapeutico, intervenendo anche sui meccanismi che regolano fame, sazietà e assunzioni di cibo.
Il loro impiego rende quindi ancora più importante una valutazione clinica complessiva della persona, soprattutto quando esiste una storia di abbuffate, restrizione perdita di controllo alimentare. Forte insoddisfazione corporea o altri segnali compatibili con un disturbo dell’alimentazione. Il punto non è stabilire se il farmaco sia giusto o sbagliato. Il punto è capire per chi e in quale momento o all’interno di quale percorso di cura possa essere appropriato ridurre il peso corporeo e curare un disturbo alimentare; infatti, non sono necessariamente la stessa cosa. Una persona può perdere peso e contemporaneamente sviluppare o mantenere un rapporto sempre più rigido con il cibo e con il corpo e con la propria alimentazione. Il cambiamento sulla bilancia, quindi non è sufficiente da solo a definire l’esito di un trattamento
Che cosa significa davvero un approccio integrato?
Significa costruire una valutazione che tenga contemporaneamente in considerazione almeno tre dimensioni, quella metabolica, quella psicologica e quella comportamentale. Il peso corporeo è un dato clinico importante, ma non è l’unico dato clinicamente rilevante. È necessario osservare anche il comportamento alimentare, la presenza di episodi di perdita di controllo, il livello di restrizione, il rapporto con fame e sazietà, l’immagine corporea, la sofferenza psicologica e il significato che il cibo assume nella vita della persona.
Il corpo ha una storia, non è soltanto un numero.
Forse è proprio questo il punto da cui partire. Il peso corporeo è un dato clinico, ma una persona non è il “proprio peso” dietro un aumento di peso possono esserci storie molto diverse restrizioni alimentare abbuffate, alimentazioni emotiva, sedentarietà, fattori biologici e metabolici, stress cronico, esperienze relazionali, traumi, farmaci, condizioni ambientali, stigma e spesso una combinazione di più fattori.Per questo motivo intervenire esclusivamente sul peso rischia di produrre una lettura troppo semplicistica di un fenomeno complesso. Allo stesso tempo, anche interpretare ogni problema di peso esclusivamente attraverso la lente psicologica sarebbe una semplificazione. La sfida clinica consiste proprio nel osservare insieme i diversi livelli metabolico, psicologico, comportamentale, relazionale. E questa la prospettiva che ha guidato la costruzione del mio percorso Alimentalmente non separare il comportamento alimentare dalla persona che lo vive, ma considerare il rapporto con il cibo all’interno della sua storia psicologica emotiva e relazionale Perché il peso può essere un importante indicatore clinico, non è mai l’intera storia e quando ci occupiamo di disturbi alimentari e obesità, forse il vero cambiamento consiste proprio nello smettere di chiederci soltanto quanto pesa questa persona, e iniziare a chiederci anche che rapporto ha costruito con il cibo con il proprio corpo e con se stessa.
Fonti: R. Dalle Grave, AIDAP, luglio 2026; Journal of Eating Disorders, giugno 2026 e agosto 2026.
