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Eating emozionale e personalità alimentari

Eating emozionale e personalità alimentari

ragazza mangia cioccolata

L’eating emozionale comprende vari stili alimentari e le diverse motivazioni ed emozioni che accompagnano la necessità di usare il cibo, spesso in grande quantità, con il fine ultimo di affrontare situazioni di noiaansia,  rabbia o di depressione.
Il legame tra alimentazione ed emozioni è stato ampiamente dimostrato, questo non significa che l’eating emozionale dipenda da severi problemi psicologici o da conflitti interiori; anche le emozioni derivanti dalle normali attività di vita quotidiana possono fare da stimolo all’assunzione eccessiva di cibo, talvolta anche in modo compulsivo.

L’eating emozionale non dipende da una sola causa: fattori biologici, psicologici e culturali ne sono all’origine. I mangiatori emotivi sono individui che usano il cibo come meccanismo per affrontare ed esprimere le loro emozioni, spesso senza avere una reale necessità fisica di nutrimento. In situazioni di stress, tristezza, ansia, noia o altre emozioni intense queste persone possono ricorrere al cibo per cercare conforto o per distrarsi dai loro sentimenti. I mangiatori emotivi possono manifestare diversi comportamenti legati all’assunzione di cibo, tra cui:

  1. Eccesso di cibo: Mangiare in modo sproporzionato, spesso cibi ad alto contenuto calorico, durante o dopo esperienze emotive negative.
  2. Cercare cibo “comfort”: Ricorrere a cibi specifici o cibi particolarmente indulgenti (come dolci o cibi ricchi di carboidrati) per lenire il disagio emotivo.
  3. Alimentazione compulsiva: Mangiare in modo incontrollato e senza una reale sensazione di fame, spesso in risposta a uno stato emotivo intenso.
  4. Sensi di colpa: Dopo gli episodi di alimentazione emotiva, i mangiatori emotivi possono sentirsi colpevoli o vergognarsi del proprio comportamento, creando un circolo vizioso di emozioni negative.

Questo comportamento può portare a un rapporto problematico con il cibo e alla comparsa di problemi di salute fisica e mentale, come sovrappeso, obesità, disturbi alimentari, bassa autostima e depressione.

È importante sottolineare che l’eccesso di cibo come risposta alle emozioni è una reazione comune a breve termine, ma se diventa un comportamento abituale e persistente, può diventare un problema significativo per la salute e il benessere della persona coinvolta.

Se qualcuno si riconosce in questo comportamento o sente di avere una relazione conflittuale con il cibo e le emozioni, è sempre consigliabile cercare un aiuto professionale, come un consulente o uno psicologo specializzato (link) in disturbi alimentari o gestione delle emozioni.

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Scopri la lista dei mangiatori emozionali:

  1. Mangiatori tristi: l’individuo è triste e cerca di sconfiggere la sua tristezza mangiando. La tristezza deriva in genere da un’analisi realistica di un evento spiacevole, di una perdita o di una delusione e può essere considerata come la risposta fisiologica dell’organismo ad un determinato evento. Certamente non è una sensazione gradevole, ma può anche essere utile per aggiungere profondità al significato della vita e dopo un certo periodo si ritorna alla normalità.
  2. Mangiatori ansiosi: tipico il legame intercorrente tra ansia e cibo, specialmente se correlato all’apprensione o alla preoccupazione per un evento futuro che sarà spiacevole o pericoloso. L’ansia, cioè la sensazione generalizzata che rappresenta una minaccia per il benessere, non deve essere confusa con la paura, che è il risultato di una sensazione specifica, immediata e fisica. Il soggetto ansioso cerca di alleviare i sintomi di sudorazione, di agitazione, di tensione, di irrequietezza con il cibo.
  3. Mangiatori annoiati: la noia è forse la più comune forma di mediazione emozionale nell’alimentazione ed è spesso associata all’Eating emozionale. Per alcuni individui il cibo è l’unico motivo legittimo per interrompere un’attività noiosa. Un esempio la casalinga che si ritrova con del tempo libero e non sa che fare, spesso inizia a cucinare e mangiae senza neanche accorgersene.
  4. Mangiatori arrabbiati: la rabbia, sotto forme di risentimento, di gelosia, di indignazione o di frustrazione può essere associata all’Eating emozionale e al mangiare eccessivo. Si mangia per scaricarsi e per sfogarsi.
  5. Mangiatori celebrativi: sono quei soggetti che trovano impossibile gioire di qualcosa di positivo e di importante senza eccedere con il cibo. Il mangiare nella nostra cultura gioca un ruolo primario in quasi tutte le relazioni sociali, perciò chi abitualmente usa il cibo per rendere la propria vita sociale felice trova molta difficoltà nel prendere parte ad un evento senza mangiare o bere in eccesso.
  6. Mangiatori soli: il cibo è usato come il sostituto di qualcosa che manca, come un compagno, un amico con cui condividere la vita. L’aumento di peso conseguente purtroppo peggiora questa situazione, perché accresce le difficoltà di instaurare un’adeguata relazione con altri.

Mangiatori soli: quando parliamo di solitudine cosa intendiamo?

Possiamo distinguere due tipi di solitudine:

  1. la prima è quella causata dalla mancanza di contatti con gli altri, perciò in questi soggetti bisogna cercare di stimolare il rapporto sociale, devono essere aiutati a superare eventuali pensieri negativi nei confronti della loro capacità di relazionarsi con le persone e del pensiero pessimistico nei confronti di futuri rapporti.
  2. Il secondo modello di solitudine è quello caratterizzato da contatti interpersonali presenti, ma estremamente superficiali tanto che i soggetti in questioni hanno paura di condividere i sentimenti con qualcuno, perché temono di essere giudicati negativamente e di essere poi rifiutati.

È importante sottolineare che l’eccesso di cibo come risposta alle emozioni è una reazione comune a breve termine, ma se diventa un comportamento abituale e persistente, può diventare un problema significativo per la salute e il benessere della persona coinvolta. Se ti riconosci in questo comportamento o senti di avere una relazione conflittuale con il cibo e le emozioni, ti consiglio di cercare un aiuto professionale, come un consulente o uno psicologo specializzato in disturbi alimentari.

 

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